sabato 11 ottobre 2008

NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI 80 REPLICA

Parlare in maniera obbiettiva degli anni 80 non è facile per me che ci sono cresciuto. Le superiori i primi casini le prime sbornie ah.....quanti bei ricordi! ma ci provo lo stesso. Prima di tutto niente confronti sarebbe troppo facile sparare a zero sugli 80 se si guarda ai 70 ma prendiamoli a sè! L'inizio non è dei migliori muore Bon Scott (ac/dc) John Bonham (led zeppelin) e John Lennon....tempi duri si prospettano per il rock. Rock?!? è ciò che più si è perso negli 80 salvo pochi gruppi come Dire Straits i primi U2 e pochi altri , i Queen si vendono al mercato i Rolling stones si danno al ridicolo , poveri noi. Ma più di tutto inizia a perdersi il genere umano, depressione e alienazione diventano fenomeni di massa, triste eredità di quella meteora nichilista chiamata Punk...ma è proprio dal peggio che nasce il meglio. La depressione diventa musica l'alienazione testi e il nero dell'anima diventa il nero dei vestiti.....è il Dark! la massima espressione degli anni 80, Cure Joy Division Bauhaus sono solo le punte di un iceberg che ancora oggi non vuole sciogliersi! Quindi non massacriamo questo decennio in fondo in fondo tanto male non era e poi almeno non me toccava de andà a lavorà!!! P.S: ah Ryu cazzo dici? We will rock you è del 76 gnurante!!!

giovedì 9 ottobre 2008

Non si esce vivi dagli anni '80?



Come il mio illustre coetaneo Scanzi, penso che gli anni '80, di cui oggigiorno si stanno celebrando le glorie, siano un periodo non proprio brillante... 
Che ne pensate?


venerdì 3 ottobre 2008

SEM MISSI MALE

Ho da poco appreso la notizia che negli states una giornalista è stata licenziata in tronco per aver sfoggiato una maglietta di Obama durante un collegamento. motivo: un giornalista deve essere credibile e sopra le parti. io penso che quando si arriva a prendere lezioni di democrazia e civiltà da un paese che come l'America è famosa per l'esatto contrario vuol dire che sem missi proprio male!!!!

giovedì 2 ottobre 2008

Voi non siete gli "Alice in chains"


Chissà se il povero Layne si rivolterà nella tomba, o più coerentemente con la propria indole ignorerà lo scempio che stanno per combinare i suoi amici(?) compagni di avventure con il suo mitico gruppo : gli Alice in chains.
Dico suo perchè nonostante il collega Jerry Cantrell fosse autore delle loro musiche e di molti tra i loro drammatici testi, contribuendo non poco a creare delle atmosfere buie e rabbiose difficilmente riscontabili in tutto il panorama del rock, l'elemento caratterizzante è sicuramente la voce irripetibile di Layne. Metallica , fredda , bollente e soprattutto potente e potrei trovare mille altri aggettivi altrettanto inutili...(ascoltare per credere).
Fatta la precisazione torniamo allo scempio: layne stanley era un tipo coerente, e dopo aver cantato della propria morte da giovane s'è impegnato per realizzarla.Con mio grande rammarico un bel giorno c'è riuscito, trovando attorno a se proprio quel vuoto che credeva di avere(hanno trovato il cadavere dopo molto tempo, e nel classico stato avanzato di decomposizione), abbandonato a se stesso , lui che si era abbandonato già da molto tempo.
Io non l'ho mai dimenticato e mai lo farò, se c'è mistero accetto e rispetto, cosa che non fanno gli altri componenti del gruppo, i quali hanno pensato bene di uscire a marzo con un nuovo album sotto il sacro nome di " Alice in chains ".Sbagliato.
Voi non siete gli Alice in chains. Non senza Layne.
Spero non guadagnerete un dollaro con questa operazione criminale, del resto nelle altre uscite fatte dopo la sua morte non ci siete andati lontani.
Se volete produrre materiale fatelo, ma per carità, cambiate nome !
P.S.: Guardatevi l'unplugged qualche sera...

mercoledì 1 ottobre 2008

I bolscevichi di wall street


Il tempo è galantuomo!
Per anni ci sono state raccontate delle balle fenomenali. Ci dicevano che dovevamo preparaci a vivere in un mondo globalizzato, dove il libero mercato sarebbe stato il vero ed unico protagonista al centro della scena. Un libero mercato che doveva penetrare ovunque, "modernizzando" qualsiasi settore, welfare compreso. E così si sono succedute un'infinità di liberalizzazioni: banche, assicurazioni, telecomunicazioni, elettricità, acqua, metano e prezzi di beni che prima erano imposti dallo stato, come pane e benzina. E anche il mercato del lavoro doveva adeguarsi ai tempi con una flessibilità sempre maggiore. Tutta questa "libertà" doveva garantire a noi cittadini, anzi a noi consumatori, dei prezzi sempre più concorrenziali ed una maggiore efficienza.
Sappiamo tutti come sono andate a finire le cose... bollette, mutui, tariffe, disservizi ed inefficienza parlano da sole.
Ciò è accaduto perché c'è stata raccontata una bugia originaria di dimensioni colossali: il libero mercato non ha bisogno dello stato, che è anzi un intralcio, ma si regola da solo.

Ora verrebbe da chiedersi il motivo per cui la crisi finanziaria che sta travolgendo i mercati di tutto il mondo, divorando importantissime banche di dimensioni planetarie, che sono il non plus-ultra del liberismo, dell'economia globalizzata, non venga affrontata con le stesse semplici regole del liberismo: lasciare fare al mercato. Anzi di fronte a questa crisi, dagli esiti ancora non prevedibili, gli stati e le banche centrali stanno attuando dei comportamenti che sono l'esatto contrario del liberismo: la nazionalizzazione. Ovvero gli stati, per non far fallire le banche, le comprano, le statalizzano, scaricando di conseguenza i debiti di queste sui contribuenti.

Ve lo immaginate: gli alfieri del libero mercato non trovano di meglio che agire come un grigio burocrate brezneviano. Il tanto vituperato stato si prende la sua rivincita ma a che prezzo? Molto caro per noi, come al solito. Ma almeno si abbia la decenza di dire al mondo la verità. Perché il re è nudo, ed il libero mercato globale è fallito.